C'era una volta un piccolo peluche. Triste, solo e abbandonato decise di andarsene in giro per la città per cercare un amico.
La prima persona che incontrò fu un anziano signore con un bastone e un occhio di vetro. Il peluche alzò gli occhi sul vecchio e chiese :'Vuoi essere mio amico?' .
Il vecchio lo guardò infastidito e rispose: 'Va' via vecchio pupazzo, ho di meglio da fare che perdere con te il mio tempo'.
Il peluche sentì un desiderio irrefrenabile di piangere, ma non poté farlo, non riuscì nemmeno lui a spiegarsi il motivo. Prima che il peluche potesse rispondere al vecchio, quest'ultimo lo scaraventò lontano con un calcio così forte che quasi il peluche sentì male.
Quando si alzò, il peluche, decise di rimettersi in cammino. Sperava davvero di trovare qualcuno che volesse essere suo amico, anche se era piccolo e malconcio.
Il calcio gli spezzò un braccio, che rimase però attaccato da una delle cuciture e penzolava ad ogni passo.
La seconda persona che il peluche incontrò fu una bambina. Una bellissima bambina bionda e con gli occhi azzurri. Subito la piccola corse verso il peluche, lui sorrise.
'vuoi essere mia amica?' Le chiese.
Lei non rispose. Prese il peluche e lo portò in casa.
Lo mise a sedere sul suo lettino rosa, accanto ad altri peluche.
Il peluche ripropose la domanda, ma anche questa volta non ricevette risposta.
La bambina per circa un mese continuò a giocarci, senza mai parlare con lui. Lo portava spesso con sé e di solito le piaceva giocare con lui alla mamma e il bambino.
Le piaceva vestirlo e rivestirlo, spesso con abiti da bambolina.
Un giorno, all'improvviso, la bambina si dimenticò di averlo.
Il peluche per un mese non aveva più parlato, gli piaceva però avere un'amica e non sentirsi più solo. In fondo le voleva bene.
Quando notò che la bambina si stava allontanando le chiese il perché. Lei non rispose.
Glielo richiese.
La bambina si girò a guardarlo. Si avvicinò. Lo prese per le braccia. Notando per la prima volta che aveva un braccio mezzo staccato.
E disse: 'Sono grande per i peluche, non vedi?' .
Il mattino seguente il peluche si ritrovò tra i rifiuti. Ancora più sporco e più a pezzi di prima.
Ma ancora con tanta speranza il peluche decise di rimettersi in piedi, per quel che poteva e continuare il suo percorso.
Viaggiò da solo tra il maltempo e alcuni predatori che cercarono di mordicchiarlo durante la notte.
Quando cadde sfinito vicino una stazione di servizio, tra camionisti che gli camminavano addosso e bambini che lo guardavano inorriditi.
Era arrivata la sua ora. Stava per spegnersi, dispiaciuto del fatto che nonostante il suo lungo percorso nessuno volesse essere suo amico.
E stava per chiudere i suoi occhietti, quando l'ultima cosa che vide fu qualcuno che lo afferrava per la vita.
Riuscì a scorgere solo una lunga chioma rossa, poi il buio.
Si abbandonò. Pensando che la fine era arrivata e che non avrebbe mai avuto un amico, perchè era un peluche. E i peluche non possono avere amici.
Quando aprì gli occhi si ritrovò in una piccola stanza. Fece per mettersi in piedi e si sorprese di come fu abile e veloce nel farlo.
Si guardò intorno.
Si trovava su una grande scrivania, circondato da pezzi di metallo, fili e altri oggetti che non riconosceva.
D'improvviso un rumore. Si lasciò cadere. Per paura che qualcuno gli facesse ancora del male e con un occhietto aperto cercò di sbirciare cosa stava accadendo.
Una ragazza.
Una ragazza con una lunga chioma rossa si avvicinò a lui.
Gli afferrò un braccino e lui di scatto, senza nemmeno pensarci urlò.
Lei si bloccò. Lascio il braccino del peluche e disse: 'Perché urli'?
'Perché mi farai del male!', rispose il peluche.
La ragazza sorrise, avvicinò il suo viso al musino del peluche e rispose:' Credimi, non ne ho nessuna intenzione'.
Il peluche la guardò pensando che mai nessuno gli aveva sorriso in quel modo. Anzi, ma nessuno gli aveva sorriso.
Lei si guardò in giro e disse:'Guardati intorno, piccolo. Qui nessuno vuole farti del male e loro possono confermarlo'. La ragazza indicò alcuni peluche sul letto dietro di lei, che si alzarono e cominciarono a canticchiare allegri.
'Ma allora perché sono qui?' disse il peluche.
'Perché eri ferito e io mi sono presa cura di te, ma sei libero di andare se lo desideri'.
'Ferito?' Chiese il peluche.
'Si, guardati', gli rispose lei indicando un piccolo specchio sulla scrivania.
Il peluche si avvicinò, inizialmente con paura e timidezza. Poi con più sicurezza cominciò a guardarsi e notare che il suo braccio non penzolava più. Al suo posto, dove prima c'era l'imbottitura che sfuggiva e un pezzo di braccino strappato, c'era un braccio nuovo, d'un colore brillante come i suoi capelli.
Non si accorse di quello che stava facendo. Perché d'improvviso cominciò a sorridere.
E la ragazza sorrise insieme a lui.
Il peluche si girò e guardò la ragazza:' Tu mi hai curato. Perchè?'.
La ragazza si alzò dalla sedia, prese ago e filo, si avvicinò di nuovo al peluche e disse:' Perché io sono in grado di curare i miei amici' e indicò di nuovo i peluche sul letto, che in quel momento stavano fissando curiosi la scena tra lei e il nuovo arrivato.
'Sei un dottore?', chiese il peluche.
La ragazza rise. ' No, sono solo un'amica'.
'Ma nessuno vuole essere amico mio', disse il peluche abbassando lo sguardo.
Con mano gentile la ragazza gli tirò su il musino e disse ' Vuoi essere mio amico?'.
Il peluche la guardò con occhi intensi. Quasi brillarono. Per quanto dei bottoni possano brillare. E rispose.
' Si!' .
'Come ti chiami?', chiese lei sorridendo.
Il peluche si intristì nuovamente e rispose:' Oh, io non ho un nome'.
'Allora te lo darò io', disse la ragazza.
Il peluche sorrise più che poteva, quasi stava per scucirsi di nuovo.
La ragazza gli prese le manine, lo guardò fisso nei bottoni e disse 'Jiyū'.
Jiyū pianse perché per la prima volta nella sua vita aveva un nome.